Book Moda

 

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Valeria Mangani e il futuro di Altaroma tra demicouture e nuovi talenti

Il testo integrale dell'intervista per il periodico internazionale Book Moda.

Nata in Sudafrica da genitori italiani, il VicePresidente di AltaRoma Valeria Mangani è una signora incantevole, di rara bellezza ed eleganza. cosmopolita, idealista e sognatrice, e anche decisamente pragmatica e dotata di una mentalità manageriale che l'ha portata a mettersi in gioco in prima persona in questi anni in cui mantenere il timone della settimana dell’alta moda romana non è stato un compito facile, eppure ad ogni edizione è sempre riuscita a portare la nave in porto, sana e salva. Il suo amore per la moda nasce da lontano, grazie alla madre, una nobile del lago di Como che assomigliava a Ingrid Bergman e che portava con sé a Parigi e Roma la sua unica figlia quando doveva acquistare il guardaroba di stagione dai grandi sarti del tempo, come Dior, Yves Saint Laurent e Valentino. Seguendo sua madre fin da bambina in questi atelier da sogno, Valeria Mangani si è innamorata della moda al punto che, dopo la high school, si iscrisse alla Parson di New York per studiare fashion design, ma la Grande Mela di quegli anni non era quella di Rudolph Giuliani, ma un autentico bronx, così decise di trasferirsi a Roma per frequentare il corso di stilismo di moda e gioiello presso Io lEd che allora era ospitato a Palazzo Ferrajoli. Successivamente a Santa Monica, Los Angeles, ha seguito un master in diamanti e pietre preziose e conosciuto suo marito, il dottore Adolfo Panfili, con cui è felicemente sposata da 24 anni.

Cosa significa la moda per lei?
La moda è un innamoramento, una fascinazione che allevia un po’ fatiche e ansie quotidiane. La moda permette di credere in quella parte di bello che la vita ci può riservare.

Quale pecche ha oggi il sistema moda Italia?
Sicuramente un mancato appoggio da parte delle istituzioni che spesso dimenticano quanto la moda incida sul Pil nazionale con il suo gigantesco indotto. l nostri stilisti non riescono nemmeno ad ottenere le location che desiderano, mentre le altre nazioni premiano i loro talenti e dedicano loro musei e mostre. Non riusciamo mai a fare squadra e a capire che, più che le principesse arabe nel parterre, servono i grandi buyers dei mall internazionali come quelli di Dubai e Abu Dabi.

Che futuro ha l'alta moda romana?
Il vero futuro è nella demicouture. Le occasioni per indossare un abito lungo a Roma sono rare perché mancano eventi importanti, feste di livello e locali come i night della Dolce Vita che attiravano un turismo top di gamma che ora è più attratto da città come Londra che hanno tutto questo e anche di più. Di conseguenza in pochissime ormai acquistano abiti lunghi, eppure gli stilisti continuano a disegnarli e poi, pur di venderli, sono costretti a puntare sui mercati arabi, russi, cinesi e thailandesi.

Lei è una delle donne più eleganti del mondo della moda. Come sceglie i suoi look?
In base all’umore, io sono molto istintiva. Di norma amo vestirmi in modo classico e romantico, però ho una doppia anima perché sono molto attratta dai tessuti tecnologici e da tutto quello che e innovazione. Proprio nella tecnologia io ritengo stia il futuro del Made in Italy. In questi anni con AltaFìoma abbiamo fatto un grande lavoro per rilanciare l'artigianato, ma ora bisogna andare avanti e passare all'innovazione e il successo di concorsi come “Who is on Next?” lo dimostra. Tradizione e sperimentazione sono le chiavi giuste per uscire dall'empasse.

Questo concorso è sempre più un importante trampolino di lancio. Sì e ne siamo tutti molto fieri. AltaRoma fa un ottimo lavoro di scouting. Tutti i finalisti del concorso hanno un grande talento, ma non i mezzi e il know how per lanciare una collezione effettivamente vendibile. Così, grazie ai consigli di Simonetta Gianfelici e Silvia Venturini Fendi, che sanno come una linea può avere successo, si affidano saggiamente a stylist, che sono dei coolhunter e globetrotter e sanno suggerire loro come rendere più fresca e rinnovata la loro linea.NeI mondo della moda di oggi la figura dello stylist è dawero fondamentale, ma, naturalmente, poi, l'ultima parola spetta sempre allo stilista, oom’è giusto che sia.

 

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