01/09/2013 - Intervista per "Collezioni Haute Couture Sposa"

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Intervista a Valeria Mangani per la rivista Collezioni Haute Couture Sposa.

Di seguito l'articolo originale tratto dal magazine "Collezioni Haute Couture" di Settembre 2013 di Alessandra Capozzi
 


Valeria Mangani nasce in Sud Africa, frequenta le migliori scuole negli Stati Uniti per approdare infine a Roma, dove si diploma presso l'istituto Europeo del Design. Si trasferisce poi a Santa Monica in California, e si specializza in “Precious Stones, Diamonds and Pearls" presso il Gemological Institute of America-GIA. Un percorso di studi che la instrada naturalmente verso la moda in tutte le sue forme e nel 2009 viene nominata Vice-Presidente di Alta Roma. Una donna di carattere, che affronta tutte le sfide con grande determinazione e professionalità, come la fondazione di "Universo Femminile", un'associazione che si dedica anche alla valorizzazione del Made in Italy in tutti i suoi aspetti.

Con questa ultima edizione di AltaRoma il suo mandato di Vice Presidente e di tutto il CdA si è concluso. Con quali obiettivi e quali aspettative ha affrontato, nel corso di questi anni, l’incarico?

All'inizio fu molto dura, la mia caparbietà e la mia voglia di fare si scontrarono con una situazione di stallo da cui uscimmo grazie anche all'arrivo di Silvia Venturini Fendi, l'unica persona che, a mio avviso, poteva veramente risollevare le sorti dell'Alta Moda a Roma. Decidemmo di puntare tutto sul rilancio dell'artigianalità del Made in Italy. Ritengo che sia proprio l'artigianato il cuore pulsante di questo settore. La città non è più quella di Fellini o quella degli anni '80, non ci sono più quei grandi eventi, né i facoltosi clienti arabi e russi e tutto quel turismo del lusso che è sempre più orientato su Londra. Oggi manca l'opulenza di quegli anni e, di conseguenza, le occasioni di indossare abiti spettacolari. Da qui nasce la necessità di ripensare a tutto da zero, concentrandosi su una sapienza di artigianato che noi italiani abbiamo nel nostro DNA. Roma ha un patrimonio unico che è quello di poter ancora vestire su misura, tradizioni di cappellai, sarti, ricamatori, realtà che a Parigi, ad esempio, sono state inglobate dalle grandi multinazionali del lusso, in questa città si trovano ancora.

Nel programma di AltaRoma ci sono numerosi eventi e iniziative dedicate, appunto, all'artigianalità. C'è un settore in particolare che vorrebbe introdurre?

Sì, la gioielleria, di cui sono grande appassionata. Con il progetto Limited/ Unlimited abbiamo iniziato ad introdurre questo tema, ospitando grandi gioiellieri, come Diego Pergossi Papi, un orafo artigiano che non ha nulla da invidiare alle grandi maison, quotatissimo a livello internazionale. È un tema su cui lavorare, perché ci sono realtà belle e importanti da valorizzare.

Una considerazione su quella che è stata la grande novità di questa ultima edizione di AltaModa AltaRoma: un ospite d'eccezione, Jean-Paul Gaultier.

Volevamo fare il botto, e chi meglio di un nome come Jean-Paul? Roma ha un palcoscenico naturale incredibile, ogni piazza, strada, angolo della città si presta per mostrare le meraviglie di stilisti e creatori da tutto il mondo. E l'interesse verso la città si sta riaccendendo. A novembre Gaultier è stato ospite di Suzy Menkes in occasione dell' IHT Luxury Conference organizzata in collaborazione con Herald Tribune, un appuntamento di grandissimo richiamo per tutto il mondo della moda. Una cosa tira l'altra, in quell'occasione abbiamo avuto modo di invitare Jean Paul a Roma, et voilà.

Un'ultima domanda sulla sua attività di docente di Tecnologie dei Tessuti presso l'Università La Sapienza di Roma, da dove nasce il suo interesse per questo settore?

Io vengo dall'arte, dalla moda, dalla gemmologia. Mio marito, Adolfo Panfili (medico chirurgo specializzato in ortopedia e medicina ortomolecolare) mi introdusse nel mondo della medicina e della nutrizione in particolare, insieme abbiamo scritto numerosi volumi sulle medicine naturali, l'omeopatia e il benessere. Il passo successivo fu quello di coniugare la mia passione e le mie conoscenze nel campo della moda con questo nuovo ambito, decisamente più scientifi co. La Tecnologia dei tessuti rappresenta il futuro della moda. Tutti pensano che io sia molto classica e tradizionalista, visto il ruolo che ricopro all'interno di Alta Roma, invece io sono uno spirito più innovativo, che ama scoprire, conoscere e rinnovare. Nel mio corso tratto le nuove tecnologie applicate, parliamo ad esempio delle "smart-shirt" che addirittura possono salvare la vita, perché "dialogano" con il nostro corpo attraverso dei microchip inseriti all'interno della fi bra e sono in grado di monitorare i nostri parametri cardiaci, contano le calorie, il metabolismo basale e molto altro. Sono tecnologie che, come spesso accade, nascono e si sviluppano in ambito militare per poi essere estese ad altri settori. Il naturale sbocco di questi studi è lo sport, come per i tessuti comunemente chiamati Dry Fit, realizzati con fibre composte da micropoli che lasciano traspirare la pelle e non condensano il sudore a livello della cute, mantenendo quindi costante la temperatura corporea.

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